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Bonus casa 2020: le novità della legge di bilancio

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Oramai, per noi di Martinelli Casa, è consuetudine, all’inizio di ogni nuovo anno, darvi tutti gli aggiornamenti del caso sulle novità fiscali che riguardano gli immobili e ciò che vi ruota attorno.

In questo 2020 abbiamo atteso fino a Febbraio inoltrato perché oltre alle detrazioni a cui ormai il governo ci aveva abituato da tempo, prorogando gli incentivi anno dopo anno, la nuova Legge di Bilancio ha portato anche delle novità. La più rilevante, di cui sicuramente avrete già sentito parlare è il “Bonus Facciate”, già annunciato ad ottobre del 2019 e da molti attesissimo.

Vediamo allora di capire di che si tratta, approfondendo in particolare questo nuovo Bonus, ma senza per questo dimenticarci dei classici incentivi, che per ciò che concerne il cosiddetto Bonus Casa, sostanzialmente non hanno portato variazioni di rilievo rispetto all’anno precedente.

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Proroghe degli incentivi usuali per il 2020

La legge di Bilancio 2020, Legge n.160 del 27/12/2019, pubblicata in GU n. 304 del 30/12/2019, è entrata ufficialmente in vigore con il primo gennaio 2020 e, come già accennato, anche per quest’anno ha prorogato molte delle detrazione fiscali di cui oramai siamo abituati a sentir parlare da diverso tempo e che vengono accomunate con un’unica dicitura, ovvero Bonus casa.

Riassumiamole molto rapidamente, facendo un breve riepilogo. Per facilitarvi le cose abbiamo pensato ad uno schema riassuntivo semplice ed intuitivo, anche se chiaramente non esaustivo. Qualora poi voleste avere maggiori dettagli e delucidazioni in merito a qualcuna di queste detrazioni potete sempre consultare la nostra vecchia guida agli inventivi casa 2019, perché nulla è variato, ma per questo 2020 si è sostanzialmente deliberata una proroga.

Ci soffermeremo, oggi, ad analizzare più nel dettaglio le novità fiscali dell’anno, ovvero il Bonus Facciate ed accenneremo alle modifiche attuate con la Manovra rispetto allo “sconto in fattura”, provvedimento che aveva molto fatto discutere nel 2019.

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Riassumendo, dunque, la Manovra ha confermato le seguenti detrazioni:

  • Bonus Ristrutturazioni: esattamente come negli anni passati riguarderà le detrazioni IRPEF applicate con un’aliquota pari al 50%su un tetto massimo di spesa pari 96.000 euro. Tale incentivo, che spetta ai contribuenti che effettuano lavori di restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e manutenzione straordinaria, consente di recuperare la metà di quanto speso, nei 10 anni successivi, detraendo ogni anno il medesimo importo.
  • Ecobonus: tale detrazione era già stata prorogata lo scorso anno fino al 2021 per quelli interventi di riqualificazione energetica che riguardano le parti comuni degli edifici condominiali e viene ora prorogato anche per i singoli fruitori. Esso prevede una detrazione del 65% o 50%per tutti coloro che effettuano interventi di risparmio energetico, da suddividere sempre in 10 anni, con un tetto massimo di spesa, che in questo caso varia a seconda del tipo di lavori e può andare da un minimo di 30.000 ad un massimo di a 100.000 euro. Si rammenta che in questo caso per beneficiare di tale Bonus è sempre necessario istruire un’apposita pratica registrandosi al sito dell’Enea.
  • Sismabonus: già la manovra dello scorso anno prevedeva che tale Bonus restasse valido fino alla fine del 2021. Le aliquote per questo incentivo variano da un minimo del 50% fino ad un massimo del 70 o addirittura dell’85% a seconda dei casi ed in particolare in base a quante classi di rischio si “guadagnano” tramite gli interventi di messa in sicurezza e di consolidamento strutturale effettuati. La differenza rispetto agli altri bonus sta nel fatto che la detrazione avviene in minor tempo, ovvero 5, anziché 10, anni.
  • Bonus verde: anche questa agevolazione, che prevede la detrazione pari al 36%per la riqualificazione urbana da parte di privati e condomini per terrazzi, balconi e giardini e per chi finanzia lavori per il verde pubblico, viene prorogata fino alla fine del 2020. In questo caso il tetto massimo di spesa è di 5.000 euro, detraibili in 10 anni.
  • Bonus mobili: l’agevolazione per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici spetta solo a chi ha eseguito interventi di ristrutturazione effettuati prima dell’acquisto ed è possibile fruirne, esattamente come avveniva nell’anno precedente, in aggiunta al Bonus Ristrutturazioni. Anche in questo caso la percentuale da detrarre è del 50%in 10 anni, con un tetto massimo di spesa fissato a 10.000 euro.
  • Bonus unico per i condomini: già dallo scorso anno e fino alla fine del 2021, per i condomini è possibile fruire del cosiddetto “Bonus Unico”, pensato allo scopo di semplificare le procedure burocratiche in tutti quei casi in cui si desidera effettuare una riqualificazione globale dell’immobile, con interventi che sarebbero agevolabili sia tramite l’Ecobonus che con il Sisma Bonus. Questo Super Bonus consente una detrazione minima dell’80% fino addirittura all’ 85%, in 10 quote annuali tutte di uguale importo, per un ammontare massimo delle spese pari a ben 136.000 euro per ciascun condomino.

 

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2020: arriva il nuovo Bonus Facciate

La vera novità del 2020, già nota ai più sin dallo scorso ottobre quando per la prima volta si è iniziato a sentirne parlare, riguarda il cosiddetto Bonus Facciate. Questo incentivo, pensato proprio con l’intendo di riqualificare i centri abitati, aumentando soprattutto il decoro urbano delle città, ha immediatamente suscitato grande interesse.

D’altro canto, a tutti, più di una volta, passeggiando per strada e guardandosi attorno, sarà capitato di pensare che alcuni fabbricati avrebbero proprio avuto bisogno di un intervento di manutenzione. È davvero un peccato vedere delle facciate sporche, scrostate, malconce e che in taluni casi cadono letteralmente a pezzi. Certamente, moltissimi edifici, in tutta Italia, manifestano la necessità di un intervento in tal senso. È altrettanto vero, però, che nella maggior parte dei casi, per agire, si attende il momento in cui il rifacimento delle facciate diventa assolutamente indispensabile e non più ulteriormente prorogabile, proprio perché magari si staccano porzioni di rivestimento, o perché vi sono infiltrazioni evidenti all’interno di casa. In effetti, metter mano alle facciate è una spesa che si rivela piuttosto ingente, poiché ai soldi necessari per effettuare i lavori, si devono sommare quelli che servono per il noleggio e l’installazione dei ponteggi, nonché tutto ciò che attiene la sicurezza. Poi, se si parla di edifici condominiali le cose si complicano ulteriormente: innanzitutto più l’edificio è alto e più crescono le spese, ma poi per deliberare una manutenzione straordinaria di questo tipo è necessario che la maggior parte dei proprietari sia d’accordo.

Insomma, un incentivo dedicato a questo tipo di lavori, in alcuni casi è una vera e propria manna dal cielo, sia per chi si occupa di manutenzioni ed amministrazione di stabili, sia per coloro le cui facciate di casa manifestano evidentemente necessità di un intervento, ma che sono scoraggiati dall’entità delle spese da sostenere.

È vero che fino ad ora anche per le facciate era possibile usufruire del classico bonus ristrutturazioni, o in alcuni casi perfino dell’Ecobonus (nel momento in cui rifacendo la facciata si vanno ad incrementare in una certa misura le performance energetiche delle murature esterne). Cosa cambia allora con il Bonus facciate?

La vera novità è che fin dal primo giorno, per il Bonus Facciate, è stata fissata un’aliquota decisamente più interessante del classico 50% dedicato alle ristrutturazioni e anche del 65% destinato alle riqualificazioni. Si parla di una detrazione pari al 90%, senza limiti di spesa. Fino ad ora, mai in nessun altro caso si era arrivati a tanto! Ecco allora il motivo per cui a molti è parso subito un incentivo particolarmente interessante.

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Bonus Facciate: quali interventi sono ammessi

Il Bonus Facciate si riferisce a tutti gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna di edifici esistenti, a parti di essi, indipendentemente dalla categoria catastale a cui appartengono, compresi gli immobili strumentali. Non spetta, invece, l’agevolazione qualora si abbia a che fare con interventi effettuati durante la fase di costruzione di un immobile o realizzati mediante demolizione e ricostruzione, compresi quegli interventi per cui si mantiene la volumetria dell’edificio preesistente e che sono inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia” (articolo 3, comma, 1, lett. d del Dpr n. 380/2001).

In particolare, tra gli interventi finalizzati al recupero o al restauro delle facciate esterne (e dunque ammessi a godere dell’incentivo) troviamo:

  • lavori di semplice pulitura o tinteggiatura esterna delle strutture opache di facciata;
  • consolidamento o ripristino di balconi, ornamenti o fregi, incluse anche la sola pulitura o tinteggiatura di tali elementi;
  • interventi che abbiano a che fare con le strutture opache della facciata influenti dal punto di vista termico, oppure che interessino oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio;
  • lavori riconducibili al decoro urbano, come quelli riferiti alle grondaie, ai pluviali, ai parapetti, ai cornicioni e alla sistemazione di tutte le parti impiantistiche che insistono sulla parte opaca della facciata.

L’agevolazione riguarda tutti i lavori effettuati sulla porzione di involucro esterno dell’edificio visibile, sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno). Al contrario la detrazione non spetta per tutti gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, che non siano in qualche modo visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.

Sono escluse altresì tutte le spese effettuate a vario titolo sulle superfici confinanti con chiostrine, cavedi, cortili e spazi interni, sempre fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico; così come anche tutte le spese sostenute per sostituire vetrate, infissi, portoni e cancelli.

Attenzione, come avviene già per il Bonus Ristrutturazioni e per l’Ecobonus, anche con il Bonus Facciate è possibile portare in detrazione tutte le spese sostenute per l’acquisto dei materiali, per la progettazione e tutte le varie prestazioni professionali connesse ai lavori (come perizie, sopralluoghi, rilascio dell’attestato di prestazione energetica, ecc…), così come tutti i costi strettamente legati alla realizzazione degli interventi. Tra questi, ad esempio, le spese relative all’installazione di ponteggi, allo smaltimento dei materiali rimossi; l’Iva, l’imposta di bollo e i diritti pagati per la richiesta di titoli abitativi edilizi e la tassa per l’occupazione del suolo pubblico.

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Le zone ammesse all’incentivo

Attenzione, però, come sempre, non tutto è così semplice e non tutti gli edifici esistenti che desiderano intervenire riqualificando le facciate possono usufruire del nuovo Bonus. In effetti, sarebbe più corretto dire che non ovunque si ha diritto di usufruirne.

Il Bonus Facciate è contemplato solo per gli edifici ubicati nelle zone A o B (indicate nel decreto del ministro dei Lavori pubblici n. 1444 del 1968), o in zone che in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali siano a queste assimilabili.

Come fare a capire se la zona in cui si trova la propria casa è assimilabile alle zone A o B? In teoria è più semplice di quanto possiate pensare perché un ufficio competente del Comune in cui è ubicato l’immobile, su richiesta, vi rilascerà una certificazione urbanistica che asseveri che la zona territoriale in cui ricade l’edificio oggetto dell’intervento è assimilabile alle suddette zone ammesse alla detrazione.

La legge definisce così le Zone A e B:

Zona A: quella che comprende le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi.

Zona B: quella che include le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A. In particolare, si considerano parzialmente edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5% (un ottavo) della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore a 1,5 mc/mq.

Sono esclusi, dunque, dal Bonus facciate tutti gli interventi realizzati su edifici che si trovano nelle zone C, D, E ed F, come di seguito identificate.

Zona C: comprende quelle parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino non edificate o nelle quali l’edificazione preesistente non raggiunge i limiti di superficie e densità previsti alla lettera B.

Zona D: comprende le parti del territorio destinate ai nuovi insediamenti per impianti industriali o ad essi assimilati.

Zona E: sono le parti del territorio destinate ad usi agricoli, escluse quelle in cui – fermo restando il carattere agricolo delle stesse – il frazionamento delle proprietà richiede insediamenti da considerare come zone C.

Zona F: include le parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale.

In cosa consiste fiscalmente il Bonus Facciate

L’agevolazione fiscale relativa al Bonus Facciate consiste nella consueta detrazione dall’imposta lorda (Irpef o Ires) nella misura del 90% di tutte le spese documentate, sostenute nell’anno 2020 per intervenire sulle facciate, nelle zone ammesse e nei modi e nella misura che abbiamo appena visto. La detrazione va ripartita, come sempre, in 10 quote annuali di pari importo a partire dall’anno di sostenimento delle spese e per i 9 anni successivi.

Oltre ad un’aliquota particolarmente favorevole, però, il Bonus Facciate, rispetto a tutte le altre agevolazioni ha un’ulteriore vantaggio: non sono previsti limiti massimi di spesa, né un limite massimo di detrazione. Ciò significa che indipendentemente da quanto si spende il 90% si recupererà nei 10 anni successivi.

A chi spetta la detrazione del Bonus Facciate?

Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se  titolari  di  reddito  d’impresa,  che  sostengono  le  spese  per  l’esecuzione  degli interventi  agevolati  e  che  possiedono  a  qualsiasi  titolo  l’immobile  oggetto  di intervento, sia che si tratti di persone fisiche, che di esercenti di arti e professioni, di enti pubblici e privati che non svolgano attività commerciale, di società semplici, di associazioni tra professionisti e di tutti i contribuenti  che  conseguono  reddito  d’impresa  (persone  fisiche,  società  di persone, società di capitali).

La detrazione non può essere utilizzata, invece, da chi possiede esclusivamente redditi assoggettati a tassazione separata o ad imposta sostitutiva. Ciò significa che sono esclusi, per esempio, i titolari di redditi derivanti esclusivamente dall’esercizio di attività d’impresa, come anche artigiani e professioni che aderiscono al regime forfettario, in quanto il loro reddito è assoggettato a imposta sostitutiva. Tuttavia, qualora questi possiedano anche altri redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo, potranno usufruire del “Bonus Facciate”, detraendo quanto possibile da questo “altro reddito”.

In generale, possono usufruire del Bonus Facciate, coloro che, al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle relative spese, possiedono l’immobile oggetto dell’intervento, sulla base di un titolo idoneo. In particolare, i contribuenti interessati potranno essere: i proprietari, ma anche i nudi proprietari, o i titolari di altro diritto reale di godimento sull’immobile (quali usufrutto, uso, abitazione o superficie). La detenzione dell’immobile è da intendersi anche sulla base di un contratto di locazione, anche finanziaria o di comodato, regolarmente registrato, qualora il locatario sia in possesso del consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario.

La detrazione non spetta, invece, a chi è sprovvisto di un titolo di detenzione dell’immobile regolarmente registrato al momento dell’inizio dei lavori o al momento di sostenimento delle spese (se antecedente), anche se provvede poi alla successiva regolarizzazione.

Sono inoltre ammessi a fruire della detrazione, purché sostengano direttamente le spese per la realizzazione degli interventi, anche:

  • i familiari conviventi con il possessore o detentore dell’immobile (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado)
  • i conviventi di fatto, ai sensi della legge n. 76/2016.

Anche per tali contribuenti la detrazione spetta soltanto a condizione che:

  • la convivenza sussista alla data di inizio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese ammesse alla detrazione, se antecedente all’avvio dei lavori,
  • le spese sostenute riguardino interventi eseguiti su un immobile, anche diverso da quello destinato ad abitazione principale, nel quale può esplicarsi la convivenza.

Attenzione: la detrazione non spetta al familiare del possessore e neppure al detentore dell’immobile quando gli interventi vengono effettuati su immobili che non sono a disposizione (ovvero che risultano locati o concessi in comodato), così come anche quelli che non appartengono all’ambito “privatistico”, come gli immobili strumentali all’attività d’impresa, arte o professione.

Inoltre, per le spese relative a interventi sulle parti comuni degli edifici, ovvero nel caso di condomini, ai fini dell’imputazione al periodo d’imposta, ciò che fa fede è la data del bonifico effettuato dal condominio, indipendentemente dalla data di versamento della rata condominiale da parte del singolo condomino.

Ad esempio, nel caso di bonifico per il rifacimento facciate eseguito dal condominio nel 2019, le rate versate dal condomino nel 2020, non danno alcun diritto ad usufruire al “bonus facciate”. Al contrario, nel caso di bonifico effettuato dal condominio nel 2020, anche le rate versate dal singolo condomino nel 2019, nel 2020 o nel 2021 (prima della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al 2020) danno diritto a fruire della detrazione.

Modalità di pagamento ed altri adempimenti

Come sempre, anche per poter fruire della detrazione del 90% prevista dal Bonus Facciate occorre effettuare il pagamento di tutte le spese mediante bonifico bancario o postale (anche “on line”) dal quale risulti:

  • la causale del versamento,
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione,
  • il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale è effettuato il bonifico (ditta o professionista che ha effettuato i lavori).

Al momento, per ciò che concerne il Bonus Facciate, non vi è un modello di bonifico apposito, ma è possibile utilizzare quelli già predisposti per la detrazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici.

Vanno sempre conservate: le ricevute dei bonifici, così come le relative fatture; le abilitazioni amministrative richieste, o in alternativa la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà con indicazione della data di inizio lavori; la domanda di accatastamento, per gli immobili non censiti; le ricevute di pagamento dei tributi locali sugli immobili, se dovuti; per gli interventi condominiali anche la delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale; così come il consenso ai lavori, per quegli interventi fatti da chi detiene l’immobile senza esserne proprietario .

L’Agenzia delle entrate ha preparato una guida precisa e dettagliata proprio dedicata al Bonus Facciate. Lasciamo il link per coloro che volessero saperne di più.

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/233439/Guida_Bonus_Facciate.pdf/129df34a-b8b7-5499-a8fb-55d2a32a0b12

 

Cosa accade al cosiddetto “sconto in fattura”?

Lo scorso anno, il Decreto crescita del Governo (DL 34/2019) aveva introdotto una novità che, almeno sulla carta, aveva l’intento di limitare fortemente l’esborso iniziale dei contribuenti. In effetti, la possibilità di poter usufruire dei vari incentivi è buona cosa, ma sebbene si possa recuperare gran parte di quanto speso, i lavori vanno pagati immediatamente nel momento in cui si effettuano gli interventi desiderati. Solo negli anni successivi, un tot di quanto effettivamente speso tornerà nelle tasche del contribuente, un po’ per volta e sempre a patto che questo abbia sufficiente capienza fiscale.

Proprio per questa ragione era stata pensata la cosiddetta cessione del credito.

In pratica nel momento in cui si decideva di eseguire dei lavori sul proprio immobile sempre che questi potessero beneficiare del Sisma Bonus o dell’Ecobonus (non valeva per il Bonus Ristrutturazioni!), era possibile cedere all’azienda che li avrebbe realizzati, o anche ai fornitori, la propria quota di agevolazione fiscale, ottenendo in cambio un sostanzioso sconto immediato (teoricamente del 50%) sull’ammontare complessivo dei lavori. Così facendo il recupero fiscale previsto dai vari Bonus veniva a tutti gli effetti “girato” all’impresa, mentre il contribuente riusciva da subito a spendere meno del previsto.

Questo strumento di fatto si è rivelato immediatamente poco efficace, da un lato per la difficoltà dei contribuenti di trovare un’impresa disposta ad accollarsi il credito rinunciando nell’immediato a metà introiti e poi perché si prestava a delle fregature. In effetti, per poter effettuare uno sconto immediato del 50%, accollandosi gli sgravi fiscali, l’impresa era portata ad “aumentare” l’importo richiesto, gonfiando il preventivo.

A partire dal 1°gennaio 2020, il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, solo per quegli interventi di ristrutturazione importante di primo livello e con un importo dei lavori pari o superiore ai 200.000 euro. Tale importo sarà poi rimborsato sotto forma di credito d’imposta al fornitore che ha effettuato gli interventi, da utilizzare esclusivamente in compensazione, in 5 quote annuali di pari importo (ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.241, senza l’applicazione dei limiti di cui all’art. 34 della legge 23/12/2000, n. 388, e all’art 1, comma 53 della legge 24/12/2007, n. 244).

Il fornitore che effettua gli interventi avrà a sua volta facoltà di cedere il credito d’imposta, ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. Rimane in ogni caso esclusa la cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari.

 

Concludendo

Che viviate in una villetta, o in un condominio, questo 2020 potrebbe essere l’anno giusto per affrontare qualche spesa straordinaria che magari rimandavate da tempo. Soprattutto se le facciate del vostro immobile hanno bisogno di un intervento di qualche tipo è bene che pensiate ora a farlo, approfittando nel nuovo Bonus recupererete quasi in toto quanto speso!

Vi ricordiamo che investire nella propria abitazione è sempre un’ottima idea, perché una casa in buone condizioni aumenta fortemente il suo valore, è più appetibile sul mercato e soprattutto migliora le condizioni di vita di chi vi abita.

Come al solito ci auguriamo di essere riusciti a fornirvi tutte le informazioni del caso.

Detto ciò, qualora aveste bisogno di una consulenza di qualunque genere non esitare a contattare il team di esperti di Martinelli Casa, che, come sempre, per ora vi augurano “Buona casa!”.

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